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sabato 14 agosto 2010

Il marketing dell'amicizia

Cambia il modo di vivere e intendere le relazioni. Cambia la maniera in cui vengono create e fruite le informazioni. Siamo ormai immersi nel cosiddetto "real-time web"

( Alessio Jacona )


Si dice che le distanze siano accorciate, che il mondo ( meglio dire l'uomo moderno tecnologizzato ) è iperconnesso; lo è incosapevolmente o volontariamente. Ne deriva un uomo sociale che usa strumenti che agevolano il contatto diretto e ne assorbe i "limitati" benefici di un frangente storico che invoglia al "comunitarismo" radicale come modello di business efficace.


Quanto c'è di vero e quanto invece, credo, stiamo seguendo un Hype tendenzialmente simile al Marketing multilivello.

La nascita, e sopratutto lo sviluppo esponenziale, dei socialnetwork di ultima generazione sta vivendo grazie ad un semplice priincipio di base: "invita un amico a partecipare".

Questo sistema è volontariamente provocato per incrementare le connessioni e facilitare lo scambio di dati.


Quello che si genera di buono è la possibilità, offerta da sistemi di questo tipo, di mettersi in contatto con persone con interessi simili o scambiare informazioni di nostro interesse in maniera facilitata.

In cambio stiamo costruendo un sistema di relazioni "fragili" e poco redditizie se non per pochi. Il nostro concetto di relazione si estende ad un sistema di "contatto di scopo", ovvero, generare contatti con la finalità di ... vendere, trarre informazioni, stabilire "amicizia".


Siete convinti che utilizzare sistemi di aggregazione simile possa migliorare il nostro modo di vivere?

Cosa invece andrebbe migliorato nei sistemi collaborativi, secondo voi, per risultare vincenti?

Cosa può realmente invogliare le persone a collaborare per uno scopo comune?

La mia opinone è che si potrebbe migliorare questo sistema creando "community" di professionisti o di privati intorno ad un tema comune gestiti da persone che hanno piena conoscenza dei flussi del social media marketing.

Delle community gestite da resposabili che cercano di rendere profittevole l'operato degli utenti di quella comunity; come delle piccole business unit. Dove il valore non è solo immateriale ma anche economico, generato da una gestione e da obiettivi da raggiungere.


Guardate il caso di Sermo una community di medici basato su un business modell , secondo me, convincente:

Produrre conoscenza contestuale per poi rivenderla mantenendo attiva l'attività di produzione ma soprattutto di sviluppo!



In alternativa chi guadagnerà realmente da questo sistema aggregativo di dati e persone saranno solo i proprietari di servizi di telecomunicazione e agenzie web.


**immagine by Freepicture

http://www.wikio.it

3 commenti:

Giorgio ha detto...

Finalmente un'analisi breve ma non "delusional" del fenomeno dei social media. :)
Siamo ancora agli albori di questa rivoluzione, quindi molti di questi siti moriranno lentamente quando l'hype sarà passato. Quelli che rimarranno avranno il business model migliore. Il modello github è il primo che mi viene in mente visto il mio mestiere di programmatore.

studentefreelance ha detto...

Grazie Giorgio! Potresti darmi riferimenti maggiori sul modello github?
Ciao A presto

Michele ha detto...

Di marketing non mi intendo; ma l'amicizia, almeno quella vera non ha nulla a che vedere col marketing, a meno che non si entri in una visione che definirei "iper-economicista", ma probabilmente la scelta del titolo è anch'essa un'operazione di marketing per colpire l'atenzione.
Quanto ai social network ne fruisco anch'io e mi piacciono, però va detto che le comunità che ottengono più risultati visibili e concreti e che probabilmente resisteranno nel tempo sono poco "social", poco "commerciali" e molto concentrate sugli obiettivi. Mi riferisco a Wikipedia e, in minor misura, a Yahoo Answer basate più sul "vero" (la cultura) che sul "bene" (l'amicizia) o sull' "utile" (il marketing, il commercio).
Spero che questa mia riflessione ti sia utile.
Cari saluti,
Mikelo

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